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La Chimica:

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Segue da CHIMICA E SVILUPPO SOSTENIBILE – SECONDA PARTE

CLPL’acronimo CLP sta per Classification, Labelling and Packaging of Chemicals. Il regolamento uniforma a livello mondiale la classificazione e l’etichettatura delle sostanze chimiche e delle miscele. Lo strumento principe del CLP è la SDS (Safety Data Sheet, ovvero la scheda di sicurezza). Un articolo esaustivo di Massimiliano Livi sulle novità introdotte nella stesura della scheda di sicurezza è disponibile a questo link, mentre qui  è possibile leggere un articolo di Ferruccio Trifirò sul CLP; entrambi forniscono le informazioni necessarie in modo schematico e approfondito al tempo stesso, perciò non mi dilungherò su questi argomenti tecnici e rimando direttamente alle fonti. Altro lavoro utile per comprendere i collegamenti tra il REACH e il CLP è questa presentazione dell’Istituto Superiore di Sanità.

Vorrei invece soffermarmi su un argomento più generale che riveste una grande importanza a livello educativo e gestionale: il GPP, Green Public Procurement (Acquisti Verdi nella Pubblica Amministrazione). Sinora ho cercato di spiegare, seppure in maniera estremamente sintetica, come la chimica sia direttamente coinvolta nei provvedimenti che mirano a salvaguardare la salute umana e l’ambiente naturale. Il REACH e il CLP sono stati progettati “dall’alto”, ovvero da esperti che hanno stabilito delle regole da osservare (seppure con la collaborazione attiva di coloro manipolano a vario titolo le sostanze chimiche, i quali possono suggerire eventuali altri usi delle stesse o rischi/pericoli inizialmente non previsti); al contrario, il GPP rappresenta uno di quei provvedimenti che partono “dal basso”, cioè per iniziativa di istituzioni pubbliche che si impegnano ad acquistare prodotti certificati relativamente al loro ridotto impatto ambientale e sicuri dal punto di vista sanitario. Le scuole pubbliche possono svolgere un ruolo importante nella diffusione del GPP, che purtroppo non è ancora una pratica consolidata. Se infatti nello schema sottostante si legge “Istituzione scolastica” al posto di “Ente pubblico” possiamo renderci conto di quale meccanismo può smuovere, nel suo piccolo, una semplice scuola.

GPP1

Moltiplicando gli effetti per tutte le scuole esistenti avremmo ricadute visibili su larga scala: infatti la capillarità sul territorio delle scuole comporterebbe un bilancio complessivo costi-benefici decisamente favorevole in un lasso di tempo contenuto. Purtroppo le scuole sono restie ad adottare piani strategici in chiave ecologica per mentalità, scarsa informazione, errata percezione del rischio e per mancanza di fondi.

Certo, risulta poco realistico parlare di adozione di particolari politiche di acquisto in un momento in cui i dirigenti scolastici arrivano a chiedere aiuti economici ai genitori degli studenti; ma forse proprio per questo i dirigenti dovrebbero cominciare a mostrare un maggiore spirito di iniziativa nel reperimento fondi, approfittando in modo particolare degli incentivi finanziari offerti dall’U.E. nel settore delle politiche sostenibili. Di certo queste misure non risolverebbero i problemi esistenti, ma non sarebbe sbagliato affiancarle alle usuali rimostranze nei confronti dell’avarizia del Ministero. Al di là della condivisione di tale rimostranze, è evidente che queste da sole non sono sufficienti a rimpinguare le casse scolastiche. A ciò si aggiunge la cattiva gestione dei fondi che le scuole hanno a disposizione, in parte destinati  a un continuo “progettificio” quasi sempre senza ricadute effettive sugli apprendimenti degli studenti.

Purtroppo le scuole stentano a mostrare segnali di apertura,  vittime del cliché sostenibilità ambientale = maggiori costi. “Ci vogliono troppi soldi, la scuola pubblica non ha fondi”, si dice. In realtà un sistema di gestione ambientale, grazie ad un uso migliore delle risorse, porta addirittura ad un risparmio. Molte scuole ed università d’oltreoceano stanno risparmiando cifre consistenti grazie ad una serie di iniziative ecologiche che hanno richiesto minimi investimenti iniziali e stanno già ripagando lo sforzo. Purtroppo pochissime scuole (e università) in Italia sono coerenti con quanto insegnano e predicano circa l’ambiente e la necessità di perseguire uno stile sostenibile. E’una contraddizione assurda, come una fabbrica di pannelli solari che usa energia da fonti non rinnovabili per le proprie operazioni. Una scuola in fin dei conti funziona come una qualsiasi azienda di servizi; utilizza risorse per “produrre” individui con un certo livello di educazione e “lanciarli” sul mercato: si possono formare individui attenti ad un uso corretto delle risorse naturali se non hanno ricevuto alcun esempio valido durante il loro percorso educativo? A ciò si aggiunge la mancanza di un punto di riferimento per le scuole che volessero riqualificarsi in senso eco-compatibile: in questo modo le risorse a disposizione sono usate poco e male anche quando c’è la volontà di cambiare. Il risultato è che gli studenti: percepiscono l’arretratezza della scuola, aumentando quel senso di disaffezione che gli insegnanti conoscono bene; diventano cittadini disinformati e come tali poco sensibili alle politiche sostenibili; non hanno la percezione delle opportunità lavorative nel settore ambientale. Come si può pensare a una società attenta alle questioni ambientali se manca la base culturale su cui si fondano e la conseguente collaborazione attiva dei cittadini? Questa situazione è inaccettabile: per le scuole la riqualificazione “verde” è, alla luce della situazione odierna, quasi un obbligo morale; tale riqualificazione deve avvenire non solo per quanto riguarda la gestione energetica degli edifici, la mobilità sostenibile, il GPP, ecc… ma anche inserendo nei programmi seri insegnamenti sulla sostenibilità.

Segue: CHIMICA E SVILUPPO SOSTENIBILE – QUARTA PARTE

NOTE

Gli articoli del percorso didattico “CHIMICA E SVILUPPO SOSTENIBILE” prendono spunto da una mia tesi di un master internazionale in “Intercultural eco-management of schools”, coordinato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e co-finanziato dal programma europeo Comenius (titolo della tesi: Green Public Procurement, Chimica ed Etica – Alfabetizzazione chimica, Responsabilità Sociale a attuazione di un piano di Acquisti Verdi in un Istituto d’Istruzione Superiore). A partire dalla redazione della tesi ho cominciato a interessarmi alla legislazione nazionale ed europea che regolamenta l’uso dei chemicals e ad altre tematiche in qualche modo legate al concetto di sostenibilità nella sua accezione più ampia. Ho cercato di evidenziare il ruolo svolto da una appropriata preparazione scolastica in chimica nel comprendere il senso e l’utilità di tali regolamenti, al fine di formare cittadini attenti e consapevoli.

Parte delle conoscenze acquisite sono state utili per la redazione dell’articolo La classificazione dei chemicals, riportato nella Guida per l’insegnante (pag. 28-33) del primo volume del libro di testo “Le soluzioni della chimica” (Ed. Pearson, 2011) di cui sono autrice. L’articolo sintetizza le principali novità derivanti dai regolamenti GHS, REACH, CLP. Oltre le notizie reperite in rete (soprattutto sul sito dell’ECHA), le fonti che mi sono state utili per la redazione dell’articolo sono:

Trifirò, F. (2009). Cos’è il pericolo chimico per la nuova normativa CLP?, La Chimica e l’Industria, n. 7, p. 104-107.

Livi, M. (2009). Scheda di sicurezza: cosa cambia?La Chimica e l’Industria, n. 3, pp. 100-105.

Maurizi, F., Montali R. (2007). Il nuovo quadro normativo per le sostanze pericolose: il regolamento REACH, Il Chimico Italiano, Anno XXVIII, n.5-6, pp. 4-11.

I primi due articoli sono accessibili dal sito SCI, mentre il link del terzo articolo rimanda alla rivista dell’Ordine dei Chimici gratuitamente disponibile in rete. Un altro articolo della stessa rivista utilissimo per fini didattici riguarda il TUSL:

Maurizi, F., Montali R. (2009). Testo unico in materia di sicurezza: stato dell’arte e scenario normativo, Il Chimico Italiano, Anno XX, n.3, pp. 20-23.

Per quanto riguarda il GPP, qui si può leggere un mio articolo sulla sua applicazione nel settore scolastico:

Celestino T. (2011). Il Green Public Procurement nella scuola, Il Chimico Italiano, Anno XXII, n. 1, pp 13 – 16.

Sullo stesso tema ho scritto tre post del blog “Urto efficace”, che ho curato fino al giugno 2012: Il Green Public Procurement nella scuola – Parte primasecondaterza. Nello stesso blog si possono leggere alcuni post sul REACH (Chemicals: siamo tutti schedati!) e sulle regole che esso prevede per la stesura delle schede di sicurezza (Più sicuri di così …). Il post A colpo sicuro parla invece del TUSL.

Altri due miei articoli riguardano il modo di proporre il legame tra chimica e sostenibilità in ambito scolastico:

Celestino T. (2011). Chimica Etica, Linx Magazine, n. 8, pp 38-42.

Celestino T. (2013). The ethics of green chemistry teaching, Education in Chemistry, n. 50/3, pp 24-25.

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