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La Chimica:

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È risaputo che la lingua inglese è essenziale non solo nel mondo accademico e lavorativo, ma anche nella vita quotidiana; siamo invasi da termini anglofoni, e un semplice viaggio oltre i confini nazionali ci pone quasi sempre dinanzi alla necessità di esprimersi nella lingua di Shakespeare. Eppure i nostri studenti si esprimono a fatica, nonostante lo studio dell’inglese sia previsto sin dalla scuola primaria. Tra le ragioni di questa lacuna figura la mancanza di reale motivazione nell’apprendere una lingua straniera. Lo sviluppo delle capacità linguistiche è finalizzato a instaurare relazioni di diversa natura, che in età adolescenziale consistono prevalentemente nella comunicazione tra pari. Purtroppo i soggiorni prolungati all’estero sono poco diffusi anche per via del loro costo, e i programmi di scambio con studenti provenienti da altri paesi europei ed extraeuropei non sono ancora prassi nelle nostre scuole. Nonostante internet abbia moltiplicato a dismisura le possibilità di interazione con realtà molto distanti dalla nostra, la maggior parte dei ragazzi si limita all’uso dei social network, quasi sempre per comunicare con i propri connazionali. Si deduce che il loro unico contatto con la lingua straniera (principalmente inglese) avviene durante lo studio scolastico della grammatica, della letteratura (nei licei) o del linguaggio tecnico (negli istituti tecnici e professionali).

Il CLIL (Content and Language Integrated Learning) può aumentare la motivazione nell’apprendere una lingua straniera, in quanto offre la possibilità di usarla come lingua veicolare per acquisire determinate conoscenze extra-linguistiche. Il CLIL è infatti una metodologia tramite la quale gli studenti perseguono il duplice scopo di acquisire i contenuti di una particolare disciplina insieme alla padronanza linguistica in una lingua diversa dalla lingua madre.
In questo modo l’inglese (e non solo) diventa il mezzo per appropriarsi dei contenuti di un’altra materia: storia, scienze, diritto, fisica. Il fine è quello di promuovere un reale apprendimento integrato di lingua e contenuto. Gli insegnanti più intraprendenti potranno potenziare l’efficacia di questo metodo promuovendo l’interazione tra pari di diverse nazioni (ad esempio con progetti e-twinning volti all’approfondimento di contenuti disciplinari tramite la collaborazione a distanza con classi di scuole estere).

La proposta CLIL è stata lanciata nel 1996 dal Consiglio d’Europa, divulgata e sostenuta ufficialmente dall’Unione europea negli anni successivi e assunta nel sistema scolastico italiano nel 2010 con i Regolamenti che riordinano la scuola secondaria di secondo grado; questi prevedono l’insegnamento CLIL in inglese nell’ultimo anno dei licei e degli istituti tecnici. Solo nei licei linguistici, l’insegnamento di una prima materia in lingua straniera si realizza già dal terzo anno, quello di una seconda materia in un’altra lingua straniera a partire dal quarto anno. Negli istituti professionali il CLIL non è previsto, ma le singole scuole possono attuarlo su base volontaria.

La chimica è particolarmente adatta per un insegnamento CLIL. L’unica difficoltà – presente d’altronde anche per le altre materie scolastiche – sta nell’uso di molti termini non quotidiani all’interno della cosiddetta “microlingua”, l’insieme di codici e linguaggi caratteristici di ogni settore disciplinare. Per il resto la chimica è caratterizzata da un linguaggio altamente standardizzato e da parole di derivazione latina; fa inoltre abbondante uso di oggetti, simboli, grafici e immagini che supportano in modo talvolta determinante l’apprendimento linguistico. Anche l’utilizzo del codice matematico funge da facilitatore in tal senso. Altra importante caratteristica è la seguente: la chimica vanta il più alto numero di connessioni con le altre discipline scientifiche; imparando la chimica con il CLIL si accede molto più frequentemente alla microlingua – in inglese o altra lingua straniera – di altre discipline come la fisica o la biologia.

Perché insistere sulla “facilità” dell’approccio in lingua straniera alla chimica? Perché non dovrebbe risultare più vantaggioso studiare in inglese una materia come la filosofia, la cui particolare complessità di linguaggio influirebbe sul lessico e sulle capacità espressive in un modo per certi versi più articolato?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo considerare innanzitutto la tipologia media dell’insegnante CLIL e dei suoi studenti: il primo non è un madrelingua inglese né un insegnante di questa lingua, ma ha all’attivo una conoscenza linguistica certificata al livello C1 e un corso annuale di perfezionamento nel CLIL comprensivo di tirocinio; i secondi dovrebbero raggiungere, nel corso del quinto anno della scuola superiore, una conoscenza dell’inglese di livello B2. Sappiamo però che molti studenti sono ben lontani da questo livello. Una volta conclusi gli studi secondari, il fatto stesso di scrivere nel proprio curriculum vitae “inglese scolastico” non fa altro che rassicurare il potenziale datore di lavoro sull’incompetenza linguistica del diplomato; il quale, se decide di iscriversi a una facoltà scientifica, si troverà molto frequentemente a contatto con risorse testuali o lezioni ex-cathedra esclusivamente in lingua inglese, impiegando una enorme quantità di tempo e fatica per colmare almeno in parte quel gap che gli impedisce di studiare con profitto senza eccessivi sforzi.

È facile ora comprendere come il linguaggio standardizzato della chimica, e i numerosi sussidi didattici di cui può avvalersi, risultino particolarmente efficaci sia per l’insegnamento che per l’apprendimento in lingua straniera. L’insegnamento CLIL di una disciplina umanistica deve necessariamente fare leva in maggior misura sull’aspetto puramente verbale, la cui complessità può risultare di notevole ostacolo per la maggior parte degli studenti (e in molti casi per gli stessi insegnanti!). A meno di proporre un insegnamento CLIL circoscritto e semplificato, che certo non giova né all’apprendimento dei contenuti disciplinari né a quello della lingua straniera.

È bene riflettere sul fatto che il CLIL si realizza in un contesto interamente italiano, data la scarsità di insegnanti e studenti realmente bilingui nelle nostre scuole; di conseguenza la situazione che si viene a creare è in un certo senso innaturale. Occorre dunque adoperarsi per creare contesti di apprendimento il più possibile efficaci. Quest’obiettivo può essere raggiunto coinvolgendo di continuo gli studenti tramite l’assegnazione di ruoli e compiti da svolgere durante la lezione (tasks-based learning). L’insegnante non deve essere il solo ad assumere un ruolo attivo come nella classica lezione frontale, durante la quale gli studenti devono ascoltare, comprendere e tutt’al più prendere appunti. Non si vuole svalutare il modello didattico tradizionale, usato peraltro massicciamente a livello universitario; tuttavia questo modello, che in determinati contesti e momenti può essere efficace per l’insegnamento madrelingua, è il più delle volte controproducente in ambito CLIL. La didattica CLIL deve incrementare l’utilizzo della lingua come motore per promuovere interazione, attraverso un flusso linguistico circolare che coinvolge tutti coloro che partecipano alla lezione.

Quali contenuti per l’insegnamento di chimica con il CLIL? Si ritiene opportuno prendere in considerazione, almeno in partenza, l’insegnamento delle scienze al quinto anno dei licei, nelle cui linee guida possiamo leggere:
Nel quinto anno il percorso di chimica e quello di biologia si intrecciano nella biochimica, relativamente alla struttura e alla funzione di molecole di interesse biologico, ponendo l’accento sui processi biologici/biochimici nelle situazioni della realtà odierna e in relazione a temi di attualità, in particolare quelli legati all’ingegneria genetica e alle sue applicazioni.

Questa scelta consente di coinvolgere il numero maggiore di docenti e studenti, in quanto gli argomenti di chimica più numerosi e specifici previsti al quinto anno degli istituti tecnici di indirizzo “Chimica, materiali e biotecnologie” (per la disciplina “Chimica organica e biochimica”) comprendono quelli liceali (previsti all’interno dell’insegnamento delle scienze).

Ricordiamo inoltre che tra le competenze previste nelle linee guida degli istituti tecnici vi sono frequenti richiami all’acquisizione della terminologia inglese a prescindere dall’applicazione del CLIL. Ad esempio, nel secondo biennio degli istituti tecnici “Chimica, materiali e biotecnologie” si può leggere per le materie di indirizzo:
Utilizzare il lessico e la terminologia tecnica di settore anche in lingua inglese.
Al quinto anno, l’acquisizione di tale competenza è specificata per la sola materia “Chimica organica e biochimica”.
Negli istituti tecnici l’acquisizione delle competenze linguistiche e le relative certificazioni sono particolarmente caldeggiate anche per facilitare l’accesso agli Istituti Tecnici Superiori (I.T.S.):
L’eventuale conseguimento di specifiche certificazioni facilita l’accesso agli I.T.S. appartenenti all’area tecnologica coerente con l’indirizzo di istruzione tecnica.

Si propone dunque la realizzazione di schede didattiche strutturate di supporto ai docenti che vogliano conseguire la specializzazione nella metodologia CLIL o che già la applicano.
Il materiale prodotto dovrà essere semplice, di facile fruizione sia per gli insegnanti che per gli studenti, ricco di risorse che permettano un insegnamento integrato di lingua e contenuto particolarmente motivante. Le schede faranno abbondante uso del materiale reperibile in rete, ma adattato all’insegnamento CLIL rivolto a studenti di madrelingua italiana.

Teresa Celestino

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8 risposte a Chimicare si prepara al CLIL

  • antonio scrive:

    Ho trovato utile il lavoro sui carboidrati e sui lipidi. sto svolgendo il programma di biochimica del liceo quindi partendo dagli idrocarburi. Volevo chiedere se c’è del materiale in inglese. Neanche dalle case editrici riesco ad avere qualcosa di utile.
    Grazie

  • Teresa Celestino scrive:

    Gentile Roberto, grazie per la segnalazione!

  • Plaudo all’iniziativa. Utili informazioni per questo progetto si possono trovare su http://www.aroundlabnews.com dedicato al laboratorio analitico.
    Roberto Ligugnana

  • Teresa Celestino scrive:

    Ciao Michela, grazie a te per la tua disponibilità. Come vedi io sto elaborando materiale di biochimica (il prossimo modulo sarà sui carboidrati), per cui una tua collaborazione sugli argomenti di analisi chimica sarebbe veramente utile, anche perché sempre più docenti vogliono applicare la metodologia CLIL in classi non necessariamente terminali. Servirebbe senza dubbio a migliorare il livello linguistico, sempre stando attenti a scrivere moduli in cui siano presenti frasi dalla costruzione semplice e nello stesso tempo i termini del lessico specifico. Quando vuoi, facci sapere più nel dettaglio che tipo di materiale vorresti mettere a disposizione e ancora grazie per questa bella proposta. TC

  • Michela scrive:

    Grazie per questa nuova iniziativa. Quest’anno ho iniziato a proporre qualche input di Chimica analitica in Inglese (discussione di curve di titolazione, descrizione di esperienze di laboratorio) a studenti del terzo anno dell’ITIS , Biotecnologie sanitarie. Mi rendo disponibile per elaborare materiale, suggerire itinerari, accettare consigli (ho la certificazione C1). Michela

  • Teresa Celestino scrive:

    Gentile Attilia, questo spazio ha proprio la finalità di favorire lo scambio dei materiali. Senza dubbio il gruppo di lavoro cui DidatticaChimica ha dato vita ha l’obiettivo di diffondere materiale presso le scuole e cercare la collaborazione dei colleghi. Quindi, ben vengano proposte da parte dei lettori e progetti di diffusione di quanto si riuscirà a produrre. Teresa Celestino

  • Attilia scrive:

    Sono molto contenta di questo nuovo modo di procedere. Io sto seguendo già un corso, ho fatto domanda tramite il “Comenius” per andare in Inghilterra ed avere scambi con altri colleghi provenienti dagli altri paesi. (Speriamo che venga accettata la domanda ). Vorrei chiedere se è possibile iniziare questo approccio mettendo insieme un po’ di scuole , scambiar si materiale e così via. Fatemi sapere. Grazie Attilia. Buon lavoro a tutti.

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