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La Chimica:

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Lavoro interdisciplinareMolte sono le definizioni dell’approccio interdisciplinare nella didattica; una di queste è “la capacità di integrare contenuti e modi di pensare propri di due o più discipline al fine di rispondere ad una domanda, risolvere un problema o affrontare un argomento che non è possibile trattare usando gli strumenti di un’unica disciplina”. Nella ricerca scientifica è ormai assodata l’importanza della commistione di più discipline , senza la quale intere aree di studio come le bio- e le nano- tecnologie semplicemente non esisterebbero; al contrario, nell’insegnamento l’interdisciplinarietà stenta ad affermarsi per varie ragioni. Una di queste è dettata dal semplice buon senso: prima di svolgere un lavoro di integrazione bisogna sapere cosa integrare; dunque occorre prima apprendere, almeno fino a un certo livello, i fondamenti delle singole discipline per poi amalgamarle nell’affrontare un argomento più o meno complesso. Qualsiasi insegnante degno di questo nome confermerà questa prassi, in barba a interpretazioni totalmente sganciate dalla realtà di certe teorie pedagogiche che vorrebbero abbattere totalmente gli steccati tra le discipline; coloro che sostengono questa modalità di insegnamento parlano di “visione globale”, dimenticando che gli aspetti della realtà nella quale viviamo sono sì iperconnessi come non mai, ma il più delle volte necessitano di figure specializzate per essere compresi a fondo. Non si tratta di una contraddizione: il processo di insegnamento-apprendimento richiede un continuo esercizio di analisi e sintesi: la specializzazione disciplinare favorisce la prima, la prospettiva interdisciplinare privilegia la seconda. Diverso è parlare di insegnamento multidisciplinare: questo può essere applicato senza particolari limitazioni, consentendo un utile confronto tra diverse materie senza impedire il fondamentale processo di interiorizzazione della logica di una specifica disciplina. Mi auguro che i tradizionali impianti disciplinari non siano mai accantonati in nome di mal precisate innovazioni didattiche: non si sperimentano sulla pelle degli studenti teorie bislacche in nome di mal interpretate correnti filosofiche. Penso a un collega che si era intestardito nell’insegnare la storia al contrario durante l’ultimo anno di liceo perchè “i ragazzi devono conoscere l’attualità e da questa partire, il percorso a ritroso abitua all’elasticità mentale”; certi percorsi non convenzionali potranno pure contraddistinguere un insegnante come originale e creativo, ma sono anzitutto gli studenti che dovrebbero beneficiarne. E gli studenti del mio collega erano disperati.

Una volta acquisiti diversi strumenti di lavoro, ecco che questi possono essere usati insieme per affrontare problemi complessi. Molti concetti come quello di energia – scrivevo qualche anno fa sul blog della SCI – meriterebbero di essere esaminati in modo trasversale, sia per essere compresi in profondità sia per illuminare sulle differenti chiavi di lettura adoperate dalle singole discipline scientifiche. A questo punto, però, ecco presentarsi il più importante ostacolo alla realizzazione di una didattica autenticamente interdisciplinare: l’individualismo di molti insegnanti. La didattica interdisciplinare richiede infatti la collaborazione di specialisti di diversa formazione: non possiamo insistere sul fatto che i ragazzi devono impegnarsi per comprendere un argomento a tutto tondo quando ciascun insegnante lucida la propria mattonella dimenticandosi del pavimento. Arroccarsi sulla propria disciplina è comodo, sedersi a tavolino con i colleghi per imbastire un piano di lavoro condiviso è faticoso. Altro nodo è rappresentato dall’aggiornamento professionale: un insegnamento realmente interdisciplinare richiede studio continuo per approfondire i temi da trattare e per trovarne di nuovi. Altrimenti tutto si riduce a un trattamento superficiale che privilegia i collegamenti tra le varie discipline a scapito di una reale acquisizione dei saperi coinvolti.

La dimostrazione di quanto i docenti siano restii nell’attuare un approccio realmente interdisciplinare è data dall’insegnamento delle scienze nei licei, materia che abbraccia differenti discipline, dalla chimica alle scienze della terra. Il docente di scienze è unico, eppure ciascuna di queste discipline è tendenzialmente insegnata in modo separato dalle altre per tutto il quinquiennio. Quale rimedio a tale situazione? Innanzitutto una adeguata formazione professionale e un continuo aggiornamento volti al potenziamento dell’abilità del docente nell’impartire lezioni in cui i confini tra le discipline siano almeno in parte superati in favore di una visione che tenga maggiormente conto Inquire_learningdella complessità dei problemi reali. Un approccio metodologico quale l’IBSE favorisce senza dubbio la didattica interdisciplinare perchè non è incentrato sui soli contenuti: la conoscenza di questi ultimi costituisce lo strumento per affrontare temi che richiedono differenti chiavi di lettura. Un’altra possibile soluzione, per ora di difficile attuazione nella scuola italiana, consiste nell’istituzione di materie la cui natura è espressamente interdisciplinare. Un valido esempio è costituito dal curricolo che caratterizza le scuole dell’International Baccalaureate Organization. In queste scuole si opera una rigida separazione tra materie, trattate a livello standard o avanzato a seconda dell’anno di corso e/o IBdella scelta dello studente di approfondire determinate aree di studio nell’ultimo biennio prima del diploma (ad esempio, si ha l’insegnamento di chimica “standard level” o “high level”). Ciascun docente insegna una o al massimo due materie specialistiche; una volta acquisiti i fondamenti di queste, dopo il periodo corrispondente al primo biennio dei nostri licei sono attivati insegnamenti che integrano alcune materie sino ad allora insegnate separatamente. Restando in area scientifica, l’insegnamento “Environmental systems and society” risponde perfettamente all’esigenza di fornire agli studenti una visione a tutto tondo in cui le discipline tradizionali trovano applicazione nello studio dei sistemi complessi. Indicativo il fatto che il termine “società” sia incluso nella denominazione stessa di questa materia: un modo per sottolineare l’importanza della reciproca influenza tra fattore antropico ed equilibri naturali. Questa materia, al contrario delle discipline tradizionali, può essere insegnata da docenti abilitati in diverse discipline: dal docente di fisica a quello di biologia; quello che conta è la preparazione del docente e la capacità di favorire l’apertura mentale degli studenti.

La chimica si trova senza dubbio in una posizione di privilegio; la sua posizione di “scienza centrale” la rende particolarmente idonea alle più svariate diramazioni, non solo nell’area tecnico-scientifica, ma anche nell’ambito delle scienze umane e sociali: si pensi alle questioni etiche, alla legislazione che regola la produzione e diffusione delle sostanze chimiche, alle strategie di vendita dei prodotti di consumo. Un approccio metodologico che privilegia gli aspetti sociologici nell’insegnamento della chimica è stato messo a punto da alcuni ricercatori tedeschi; si tratta del socio-critical and problem-oriented approach (ne ho già parlato qui), che può inserirsi a pieno titolo nella tradizione Science, Technology and Society volta a promuovere una visione di largo respiro dei contenuti disciplinari: non insegnati isolatamente, ma visti nelle loro applicazioni tecnologiche e nelle conseguenti ricadute sociali.

Sustainable chemistryIl ramo della chimica che più si presta a questo approccio è senza dubbio la chimica ambientale, soprattutto per la sua stretta connessione con le attività umane. Gli studi di chimica ambientale hanno dato vita ad un filone di studi esplicitamente votato al rispetto dell’ambiente e della salute umana, e quindi particolarmente legato ad aree di studio non scientifiche quali il diritto e l’economia (si pensi all’attività regolatoria): la chimica sostenibile, volta a minimizzare l’eventuale impatto negativo di una particolare sostanza, massimizzando nel contempo l’efficienza dei processi industriali di produzione. Il concetto di sostenibilità è centrale nel comprendere la natura delle interazioni tra sistemi ambientali e società. Le questioni che implicano il concetto di sostenibilità meritano di far parte integrante di ogni curricolo di chimica, in cui la metodologia didattica dell’indagine (“inquiry-based”, come si usa dire nel contesto internazionale) dovrebbe comprendere gli studio socio-economici. Sono state condotte molte ricerche per migliorare l’educazione alla sostenibilità, soprattutto nella scuola secondaria. In particolare, sono stati analizzati i valori che gli insegnanti di chimica ritengono strettamente legati al loro lavoro; tali valori sono stati definiti come i principi, le convinzioni e gli ideali presi come punto di riferimento quando si tratta di prendere decisioni nel rispetto della propria identità personale e professionale. In particolare, in ambito chimico i valori sociali sono in relazione agli obiettivi che guidano la ricerca e alla percezione pubblica di come i ricercatori perseguono il bene comune. Si è arrivati alla conclusione che il modo in cui gli insegnanti promuovono questi valori durante le lezioni di chimica è fondamentale per l’efficacia dell’educazione allo sviluppo sostenibile, anche quando le modalità di comunicazione sono implicite.

Un primo passo nell’esplicitare eventuali (e spesso inevitabili) ricadute negative sul piano ambientale e particolari interventi effettuati dall’uomo per minimizzarle, può essere quello di costruire delle mappe concettuali “aperte” come descritto nell’articolo liberamente consultabile qui scritto con Marco Piumetti e pubblicato da School Science Review. Alcune mappe sono riportate a mo’ di esempio per indicare come concetti strettamente chimici (compresi nella parte evidenziata in blu) possono essere usati come punto di partenza per trattare argomenti ad essi correlati ma appartenenti ad altri ambiti disciplinari (parte evidenziata in rosso). Non occorre insegnare a livello avanzato per compiere questa operazione: persino un contenuto basilare come le unità di misura della concentrazione può servire per introdurre il concetto di tossicità (si veda la figura n. 2 dell’articolo), la sua utilità nel preparare formulazioni di farmaci o cosmetici e il relativo ricorso ai test sugli animali, questione molto dibattuta a livello etico. I connettori logici devono necessariamente essere esplicitati, mentre il loro verso ha un preciso significato: la doppia freccia blu unisce contenuti “interni” alla disciplina, strettamenti interconnessi; la freccia singola rossa indica il collegamento di questi ad argomenti “esterni”, la cui trattazione allontana via via dai concetti chimici di partenza. Per essere efficaci e assicurare una visione interdisciplinare, i concetti inclusi nelle mappe non devono essere troppo generali (altrimenti non si porrebbe l’accento sull’apprendimento dei cosiddetti “core concepts”) nè troppo specifici (in tal modo le connessioni esterne sarebbero molto meno agevoli). Le mappe possono essere usate in vari modi: ad esempio, l’insegnante può prepararle lasciando agli studenti suddivisi in gruppi il compito di esplicitare per iscritto i connettori logici; questo è un modo utile per scoprire i molteplici modi in cui i connettori possono essere intesi, lasciando largo spazio alla discussione e al confronto.  Tale modalità di lavoro consente non solo di interiorizzare al meglio i concetti chiave, ma anche di vederli nelle loro applicazioni a livello ambientale (chimica ambientale), nel favorire la pratica della sostenibilità (chimica sostenibile) nel rispetto dell’equilibrio naturale, della salute e della dignità di ogni essere vivente. Il tutto in una prospettiva interdisciplinare che arricchisce e motiva l’insegnamento-apprendimento dei basilari concetti chimici.

 

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Una risposta a Interdisciplinarietà nell’insegnamento della chimica

  • damiano maurizio blasi scrive:

    Articolo molto interessante, l’anno scorso mi trovavo in un biennio di un Istituto professionale e ho cercato di lavorare con gli altri colleghi di scienze, io insegno chimica, a mio avviso si tratta di un punto molto importante lavorare insieme agli altri a sviluppare temi e progetti che coinvolgano gli studenti, a volte non è facile realizzare questo ma è importante uscire da una visione individualistica della didattica

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