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La Chimica:

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Una ragazzina che non conosco, dopo essersi iscritta al mio canale youtube, mi ha prima chiesto delle informazioni sulle lettere di identificazione scritte sulle provette, e poi scritto il seguente commento riguardo allo stesso video: “Il vostro video è stupendo, a me piace la scienza, e da grande diventerò una scienziata come voi”

Il video è il seguente:
http://youtu.be/Wg-SVIBUSow ed è di oltre due anni fa, in una terza chimici

Dopo averlo rivisto ora, dopo oltre due anni, considero questo video un momento di scuola felice, la dimostrazione di come si possa imparare facendo e pensando allo stesso tempo, nonostante le campanelle, i rischi per la sicurezza che si possono benissimo tenere sotto controllo senza tante complicazioni e fissazioni. Bastano alcuni ragazzi con un un po’ di curiosità e un raggio di sole…
Visto che nessuno me lo ha mai detto, ora me lo dico da solo: sono stato bravo.
Quanta confusione traspare, nel descrivere situazioni anche così semplici, dalle risposte dei ragazzi! Ma io conosco e amo questa confusione. E’ da questa confusione, ineliminabile, che c’è da partire. E la scuola cerca di ignorarla e bypassarla!
Quant’è difficile il passaggio da ciò che si vede a come si interpreta! Tutti erano, come sempre, attratti da ciò che si vede, dalle apparenze, mentre risultava difficile fare confronti logici tra una provetta e l’altra e ancora di più tra il prima e il dopo. E’ difficile che ciò avvenga spontaneamente. Non si diventa investigatori dall’oggi al domani, ma con l’aiuto di un bravo insegnante tutti possono farlo e a poco a poco impararlo. Alla fine, a forza di tentativi ed errori, i tre o quattro ragazzi che hanno seguito gli esperimenti con me hanno imparato a distinguere quando c’è una reazione col bromo e quando no, e a distinguere tra addizione e sostituzione, avendo prima conosciuto la base teorica, a distinguere cosa può esserci o non esserci nelle molecole. I doppi legami sono diventati delle cose concrete, non dei semplici segni di gesso. E gli altri? Non ricordo cosa stessero facendo quel giorno. Comunque poi il video serviva proprio per rivedere bene tutto insieme, come è stato fatto. E cosa succede in tutte le altre scuole dove i laboratori non sono delle investigazioni, ma delle riproduzioni pedisseque di procedure, e dove tutti i ragionamenti si fanno sulla lavagna e non davanti alle provette? Succede che la teoria acquista una specie di “vita propria”, scarsamente significativa, ed alla fine quella chimica lì, astratta, diventa l’unica chimica, che la maggior parte degli studenti può solo imparare a memoria e non capire. E per aiutare a “capire” si comincia a fare verifiche, esercizi, e così ci si può illudere tutti anche meglio che se uno sa riscrivere un procedimento simbolico ed ha preso un buon voto, allora ha capito qualcosa della chimica. Beata illusione, la vostra, cari colleghi! Invece da questo esperimento, discutendolo e rivedendolo sono nati altri esperimenti, l’idea di ripetere le prove in modo quantitativo, titolando i prodotti, la scoperta di un diverso prodotto e meccanismo di reazione (bromoidrina). E da qui allo studio dei casi e la ricerca di un nuovo concetto di valutazione il passo è stato breve.

Alfredo Tifi

 

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10 risposte a Lettera di un insegnante: “Scoprire la Chimica, si può, anzi si deve”

  • Non è vero Alfredo, io te l’ho sempre detto che sei mitico… è che stare al tuo passo è dura! Sei un esempio per molti docenti.

  • Caro Alfredo, è dura cercare di fare didattica della chimica partendo dalla chimica (i.e.dalla realtà che si osserva e si tocca) e non da quello che sta scritto sui libri, specie se è scritto ad opera dei revisori delle case editrici (lo posso dire dato che su questa pagina siamo almeno in tre ad averne pubblicati…).

    Da altre parti, e non da ora, ho scritto che ho però qualche dubbio sui meccanismi che introducano un “marchio” o una forma di monopolio sulle forme alternative di comunicazione scientifica, tutto il contrario della libertà della rete in cui è alta responsabilità del docente insegnare a separare l’oro dalla molta fuffa.
    Come evitare il conformismo se introduciamo più livelli di potenziale conformismo?

    Anche per la sicurezza nel laboratorio, dove ascoltare persone di non particolare competenza senza avere il coraggio della NOSTRA competenza nel dire che sono loro a sbagliare, ci porta a situazioni paradossalmente contrarie allo scopo.
    Sarebbe importante disporre di maggiori risorse – per la Divisione di Didattica della SCI ho iniziato una ricerca delle risorse on line AFFIDABILI di sicurezza nel laboratorio che sta dando risultati un po’ limitati – ogni suggerimento è gradito.

    Certo che il docente che fa comprare i libri “perchè così ci sono gli esercizi da dare per compito”, di questi problemi non se ne pone.

    • Laura Capella scrive:

      Caro Sergio, sono relativamente giovane per quanto riguarda l’esperienza didattica ma non per età ed ho dalla mia parte svariate esperienze precedenti in diverse realtà. È chiaro che il libro dà sicurezza e risolve molti problemi per lo meno per chi non si sente così sicuro di sè ed è alle prime armi, tuttavia passati i primi timori e forte, come dicevo, della mia esperienza non seguo particolarmente alcun libro anche se credo che gli alunni debbano imparare anche a studiare sui testi, almeno per far pratica di lettura e comprensione di un testo scientifico ( cosa per niente scontata) e mi fa anche comodo che abbiano esercizi su cui chi vuole può fare ulteriore pratica di ragionamento e di solito ne seleziono qualcuno da discutere in classe.

      Naturalmente la parte migliore del lavoro è invece quella che si passa in laboratorio o in attività ad esso legate, prima e dopo le “esperienze”. Ma, in un precedente commento, ho comunicato di essere particolarmente stremata riguardo alla burocrazia intendendo tutto ciò che concerne la sicurezza o presunta tale. Avevo dunque intenzione di iniziare io stessa un dibattito su questo tema. A questo proposito sono interessatissima alle risorse Affidabili di sicurezza di cui parli.
      Io NON ho paura a dire ciò che penso in materia di sicurezza ed altro all’interno della mia scuola, il problema è che se ne occupano persone di dubbia competenza, ingaggiate in modo altrettanto dubbio, e che di ciò che vado dicendo io insieme ad altri colleghi (con cui fortunatamente mi trovo d’accordo), se ne infischiano proprio. Da ciò deriva il mio sfogo di qualche settimana fa: non sarebbe per niente mia intenzione abbandonare la didattica legata al laboratorio, ma non credo che in un triennio specialistico io possa adoperare solo e soltanto materiali a rischio zero o comunque molto basso come in un biennio non specialistico! Non pensare che io scherzi, perché purtroppo non è così, ma siamo stati per mesi a contendersi sulla dismissione di idrossido di sodio, acido cloridrico e solforico e così via….
      In questo momento sono “in osservazione” etere dietilico e ottano e ahimè a fine giugno è stato smaltito esano e etere di petrolio! Il tutto sotto gli occhi di un preside che ha dato carta bianca a tali persone! Se tu, o altri, conosci/conoscete un metodo per fermare tutto ciò, o mi spiega credibilmente e AFFIDABILMENTE che non devo più usarli neanche per fare una TLC, mi fai un grande favore. In alternativa non mi resta altro che la chimica DA LAVAGNA, tradizionale o interattiva che sia. Rimango in attesa di risposta e …di aiuto.

      • Laura Capella scrive:

        Naturalmente estendo l’appello ad Alfredo, Teresa, Franco e tutti coloro che, come me, siano alla ricerca di un senso nell’insegnamento e apprendimento della chimica, e che in generale la amino.

      • Alfredo Tifi scrive:

        Caro Sergio, il libro serve, non si possono creare dei concetti scientifici se prima non si “immettono” delle parole. Il laboratorio è il modo privilegiato, ma non l’unico, per far sì che le parole acquistino senso.
        Mettendo a posto vecchie carte mi sono ritrovato questa frase di Novak:
        “Innanzitutto siamo convinti che il modo migliore per aiutare gli studenti a imparare in modo significativo sia quello di aiutarli esplicitamente a vedere la natura e il ruolo dei concetti e le relazioni tra i concetti, in modo da confrontare quelli che sono nella loro mente con quelli che esistono “fuori”, nella realtà o nei testi scritti o nelle lezioni dell’insegnante. È un’idea semplice, ma profonda. Può darsi che ci vogliono mesi o anni prima che gli studenti si rendano conto che quello che vedono, toccano, odorano è in parte collegato con i concetti e le relazioni che hanno nella loro mente. Il raggiungimento di questa consapevolezza deve essere il primo obiettivo di un programma che voglia aiutare gli studenti a imparare ad apprendere.”

        La parola “o anni” c’era nell’originale in inglese, e io l’ho rimessa in italiano, ben sapendo che i mesi non bastano, specie se ti trovi ad essere l’unico insegnare ad avere simili “pretese”.

        Se era un conformismo di scopo quello che mi attributivi, be’ almeno quello lasciamelo; per il resto, con esperienze al limite dell’improvvisazione e del “cogli l’attimo fuggente”, non riesco a capire a cosa ti riferisci con: “forma di monopolio sulle forme alternative di comunicazione scientifica”, e con “più livelli di potenziale conformismo?” io sono il primo ad avere difficoltà a riprodurre quell’esperienza e a dire che ogni didattica è adattiva, e che in fondo non è neppure utile cercare di ripetere stesse “formule”.

        Per quanto riguarda l’appello di Laura, sono la persona meno adatta a risolvere problemi della sicurezza, avendo frequentato l l’itis quando c’erano nove ore di laboratorio di analisi alla settimana, si tornava a casa impostati di acido solfidrico prodotto dalla pericolosissima tioacetammide, e quando il bicromato e il cromato erano due cose gialle bellissime, e non due cose che ora all’improvviso miei quasi coetanei manipolano con terrore davanti ai ragazzi o eliminano dai reagendari. Un vulcano al bicromato d’ammonio per accogliere le terze era prassi consolidata a Recanati. Se ripenso a tutto ciò mi viene solo una gran tristezza, mi blocco e non riesco a pensare proprio nulla. Credo, proprio come Laura. La scuola dove sto per andare mi dicono che sarà simile a quella descritta da Laura. Come in passato penso che se non ci sarà flessibilità dovrò rinunciare al laboratorio, come ragiona laura nel caso limite. L’unica alternstiva è comprarsi da soli le cose per fare laboratorio povero. Se le vendono al supermercato, la scuola non dovrebbe rischiare l’ecatombe.
        Cari saluti a tutti e grazie per i vostri interventi. Alfredo

  • damiano maurizio scrive:

    Trovo molto importante quest’articolo per avere riferimenti anche a uno come me giovane di servizio scolastico, credo che la chimica debba diventare sempre più vicina alla realtà e che possa essere un’importante strumento educativo

  • Teresa Celestino scrive:

    Non te l’avrà detto nessuno ma tutti lo pensano, che sei bravo!

  • Alfredo Tifi scrive:
  • Franco scrive:

    Una lezione “libera” dalle formalità trasportata dalla passione oltre alla preparazione ha prodotto un interesse “vero” negli studenti.
    Il laboratorio dovrebbe diventare la parte più importante della disciplina e le lezioni andrebbero sempre proposte cercando di coinvolgere gli studenti. Nei tempi antichi (raccolgo libri antichi di chimica) la chimica la si apprendeva sperimentanto.
    Si è vero questa esperienza vista utilizza delle sostanze che vanno manipolate con attenzione ma devo dire che nonostante la pericolasità di alcune sostanze il docente è stato bravo proprio per il fatto che ha proposto ogni reazioni con molta serenità, coinvolgendo gli studenti e con l’attenzione sempre vigile anche se mascherata.
    Noi docenti dobbiamo sempre a coinvolgere i nostri studenti cercando di farli appassionare allo studio delle discipline scientifiche… non molliamo.
    Franco Mannarino docente tecnico pratico Brescia

  • Laura Capella scrive:

    Mi Trovi ancora perfettamente d’accordo, anche se sono indietro rispetto a te nel far quadrare la vera”scuola” con la valutazione che tuttavia ci chiede questa Scuola. Inoltre sono affranta dai lacci e zeppe che burocrati senza nessun senso della chimica ( e della scienza in generale) e ancor peggio nessun amore per la scienza e l’insegnamento di essa ci mettono quotidianamente, tanto da farmi pensare per il prossimo anno di abbandonare la didattica di laboratorio per l’impraticabilità di quasi ogni possibile esperienza, eppure io adoro questo lavoro. Questo anno sono riuscita a fare con le mie terze e quarte forse neanche la metà di ciò che ho fatto lo scorso anno.

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