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La Chimica:

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2012-08-30 18.15.21E chi l’avrebbe mai detto? Tutto merito di Isidoro. Qualche anno fa lo trovai in una scatola di cartone nei pressi di un cassonetto dell’immondizia, mentre faticosamente cercava di affacciarsi sul mondo con la sua testolina dalle enormi orecchie. D’istinto decisi che l’avrei portato a casa, dove avrebbe avuto a disposizione  un’abitazione con garage provvisto di gattaiola e un ampio giardino che gli avrebbe permesso una vita all’aperto degna di questo nome. Ma la vita non è mai semplice, nemmeno per i nostri amici a quattro zampe che trovano una famiglia: perché un terribile gatto nero, il boss del quartiere, poco gradiva la presenza del nuovo arrivato; il quale usciva in giardino costantemente supervisionato, come si fa con un bimbo che ha appena imparato a camminare. E dato che il gatto nero provò più volte ad aggredirlo, si decise di far dormire Isidoro in casa finché non fosse stato capace di difendersi da solo.

Però a quel punto i problemi cominciarono per noi: perché Isidoro doveva poter fare i suoi bisogni senza andar fuori, per cui occorreva lasciare la lettiera in casa anche durante la notte. Non è il caso di parlare di inquinamento indoor, sappiamo tutti che la cacca e la pipì di un micio nell’argilla è roba genuina ma …. il mio sistema olfattivo (e quello del mio convivente) faceva di tutto per ricordarci che dovevamo trovare soluzioni alternative, pena una saturazione cronica che ci avrebbe presto Siliceimpedito di apprezzare ben più gradevoli fragranze. E così cominciai a sperimentare varie lettiere oltre quelle di argilla a buon mercato, agglomeranti e non (beh, si, in realtà le sperimentava Isidoro): ad esempio quella costituita da segatura di legno o quelle più costose in gel di silice provviste di granelli colorati (della cui composizione non è riportata alcuna notizia su tutte le confezioni visionate!).

Il mio garage si trasformò presto in un deposito di lettiere. Mi impegnai nell’osservare sistematicamente i cambiamenti di queste nel tempo con grande disorientamento dicavolo-rosso-300x258 Isidoro, che ogni volta era costretto a subire qualche cambiamento dei servizi; ma poi anche lui comprese che stava contribuendo al progresso scientifico, adattandosi alla situazione e comportandosi in modo diligente nel testare i materiali. Effettivamente il prezzo più alto delle lettiere in gel di silice era giustificato dalla loro efficacia. Rimaneva il mistero della composizione dei granelli colorati (blu, verde, rosa, arancio a seconda della marca). A cosa servono? Sono indicatori di umidità? Sono antibatterici, come scrivono nella pubblicità on line e sulle confezioni di alcune marche? Cominciai a scrivere alle case produttrici; solo una mi rispose, scrivendomi che il colore blu dei granelli era originato da antocianine (dapprima mi risposero genericamente “succo di cavolo rosso”…). Mi affrettai nel trovare un modo che confermasse la risposta. Riportai tutto ciò in un blog per l’insegnamento della chimica che aggiornavo due volte la settimana per conto di una casa editrice (qui un breve sunto); fu sorprendente quanti utili suggerimenti mi giunsero da parte di altri blogger chimici, un esempio di squadra virtuale che dimostrò la grande potenza del web – e meno male, perché ogni volta che chiedevo lumi ai miei colleghi in carne e ossa, costoro si limitavano a guardarmi con una espressione che in tutta probabilità voleva dire: “ma tu, non hai proprio nient’altro a cui pensare?”.

In effetti questo delle lettiere era diventato un chiodo fisso; perché mentre scrivevo quei post in cui aggiornavo i lettori sulle prove sperimentali che conducevo, stavo già pensando che le lettiere potevano diventare un fantastico strumento didattico, il cui studio poteva aiutarmi nell’insegnamento di molti concetti previsti nel primo anno di corso di chimica dell’ITIS in cui insegnavo. Ad esempio: come si fa a capire il rapporto qualità-prezzo dei diversi tipi di lettiere senza necessariamente osservare il poco piacevole spettacolo dei rifiuti organici felini? Qual è la composizione chimica dei diversi tipi di prodotto? Le informazioni riportate sulle confezioni sono esaustive? Qual è l’impatto ambientale delle lettiere? E’ vero che quelle di argilla, agglomeranti e non, fanno male alla salute di mici e padroni? Quelle di fibra vegetale sono realmente ecologiche? In definitiva: è possibile insegnare ai ragazzi a usare gli strumenti della chimica per rispondere almeno in parte (o cercare di farlo) a tali quesiti? Credo di si, tant’è vero che da questo argomento ho ricavato un vero e proprio iter didattico, poi applicato nel corso di un intero anno scolastico; iter che ha dato i suoi frutti in termini di apprendimento e interesse. Oltre le prove di laboratorio, i ragazzi non solo si sono cimentati nella comprensione di testi opportunamente semplificati, ma hanno anche scritto ad altre case produttrici alla ricerca di informazioni più dettagliate circa la composizione chimica di alcune marche di lettiere sintetiche. Hanno toccato con mano l’incompletezza e la chiarezza non proprio cristallina delle (scarse) informazioni riservate ai consumatori. Hanno fatto un giretto nei forum on line, constatando la confusione imperante sulle caratteristiche di questi prodotti e sulla loro presunta nocività. L’innocuo gel di silice è indicato sulla confezione come “naturale”, ma è un prodotto di sintesi; normalmente esso suscita maggiore diffidenza rispetto alla naturalissima argilla, che oltre a destare sospetti nello sviluppo dei disturbi respiratori a causa delle polveri sottili liberate, è anche estratta tramite un processo di impatto ambientale devastante (in realtà uno studio ha dimostrato che le lettiere in argilla non causano disturbi al sistema respiratorio dei gatti, semmai potrebbero aggravare problemi già esistenti). Senza contare che a parità di volume una confezione di argilla pesa più di quelle contenenti lettiere ricavate da altri materiali (ad esempio i vari tipi di fibra vegetale) e dura un tempo minore (ma quanti di noi sanno tutte queste cose nel momento in cui devono scegliere una marca di lettiere?).

Insomma, a volte capita di partire da un argomento apparentemente banale per poi scoprire che è molto, molto più complicato di quello che sembra. Gli interrogativi spuntano come funghi e non smetti più di studiare e informarti, finché non riesci a trovare un modo di coinvolgere i tuoi studenti strutturando un piano e procedendo per gradi nella speranza che funzioni. E come se ha funzionato! E non lo dico solo io, ma le opinioni che gli alunni hanno scritto a fine anno rispondendo in forma anonima a un questionario di gradimento. Nel frattempo Isidoro, forse stanco di dedicarsi alla ricerca, ha completamente cambiato la location destinata ai suoi bisogni; avendo molto terreno a disposizione, ignoro dove questa si trovi …. so solo che il mio garage è pieno di sacchi di lettiere in gran parte inutilizzate, che tra poco si trasferiranno a casa del gatto di mia sorella.

Cosa hanno imparato i miei studenti oltre i concetti chimici coinvolti nello sviluppo di questo iter didattico? Hanno imparato che ogni oggetto ha una storia propria, quasi sempre una storia di lunghi viaggi in luoghi lontanissimi (mi chiedeva un allievo: “perché queste lettiere sono prodotte in Cina?”), di omissioni (“perché si limitano a rispondere che il colorante è permesso dalla UE e non ci scrivono il nome?”), di menzogne (“perché scrivono sull’etichetta che la funzione dei granelli colorati è antibatterica se poi la smentiscono via e-mail? Non hanno paura delle conseguenze?”), ecc…  In breve, i ragazzi hanno cominciato a sviluppare le cosiddette “competenze globali”, dove l’aggettivo globale non fa propriamente riferimento allo studente, ma alla portata dell’argomento che si sta affrontando.

In questo documento potete leggere una delle tante definizioni di “competenza globale”: la capacità e l’attitudine nel comprendere questioni di portata globale intervenendo all’interno di esse. Ogni argomento può diventare un caso-studio per lo sviluppo delle competenze globali, dalla lettiera per gatti al detergente che usiamo per lavarci le mani. Notate che non si parla di risolvere problemi: può un insegnante e un gruppo di studenti risolvere una questione di portata globale? Certo che no! Però può cercare di comprenderla, e di conseguenza sviluppare comportamenti consapevoli che mirano a limitare gli eventuali effetti dannosi di un prodotto o a potenziarne gli usi benefici (ad esempio: la capacità di scegliere un paio di occhiali da sole sulla base dei materiali che proteggono dalla radiazione solare identificando il fabbricante, la categoria dei filtri impiegati, le norme connesse al loro uso; smettere di acquistare tessuti colorati con procedimenti dannosi per la salute dei lavoratori, e in generale capi di abbigliamento prodotti grazie al lavoro minorile; non consumare cibi-spazzatura costantemente pubblicizzati dai media; evitare l’uso di lettiere che comportano processi di estrazione nocivi per il mantenimento dell’equilibrio naturale; smentire i luoghi comuni privi di fondamento scientifico sugli effetti di alcuni alimenti e informarsi sulla provenienza degli stessi; e così via …).

global competencies

Il concetto di “competenza globale” è quasi estraneo al gergo didattichese nostrano, nel senso che si tratta di una espressione di cui ancora non si è fatto uso e abuso. Da noi si fa strada molto lentamente la consapevolezza che in un mondo globalizzato come quello odierno è di vitale importanza comprendere il continuo scambio tra locale e globale. Occorre caratterizzare i sistemi educativi in senso internazionale, ma non scimmiottando contesti educativi estranei alla nostra tradizione. Sebbene non dichiarato esplicitamente, le linee guida ministeriali sono orientate allo sviluppo delle competenze globali. Tuttavia, se davvero volete approfondire l’argomento, non troverete quasi nulla in lingua italiana, di certo non un sito come questo. Vediamo nel dettaglio come altri paesi hanno ideato un piano di sviluppo delle competenze globali analizzando lo schema riportato sopra. Al centro dell’immagine si legge “understand the world through disciplinary and interdisciplinary study”. Ci occuperemo degli aspetti interdisciplinari nel prossimo post, ora spieghiamo nel dettaglio le quattro fasi interdipendenti che caratterizzano l’approccio alla didattica globale:

Investigate the world – Gli studenti analizzano un aspetto della loro vita quotidiana (beyond their immediate environment). Questo significa:

  • identificare un argomento significativo (es.: quale lettiera scegliere per il mio gatto?);
  • individuare una varietà di linguaggi, tra i quali quelli dei media (es.: le etichette dei vari prodotti) per meglio circoscrivere il problema da affrontare;
  • analizzare, integrare e sintetizzare le informazioni provenienti da varie fonti (es.: dal volantino pubblicitario all’articolo scientifico sulle lettiere in argilla) al fine di costruire risposte coerenti;
  • sviluppare la capacità di argomentare e strutturare conclusioni plausibili (es.: valutare se i timori circa la ripercussione sulla salute umana e animale delle lettiere in argilla sono fondati).

Recognize perspectives – Gli studenti cercano di interpretare l’altrui e il proprio punto di vista sull’argomento (their own and others’ perspectives). Ciò si traduce in:

  • riconoscere i fattori che identificano i vari punti di vista (es.: perché ciascuno tende a scegliere un prodotto diverso dall’altro?);
  • spiegare l’impatto dei fattori culturali (es.: quanto influisce il livello culturale di un acquirente nella scelta di un certo tipo di lettiera?);
  • analizzare come il differente rapporto con le informazioni e la tecnologia influenzano le scelte di un consumatore e la sua qualità della vita (es.: quanti consultano le risorse del web per saperne di più sulle lettiere in gel di silice?).

Take action – Gli studenti traducono le proprie idee in azioni appropriate al fine di migliorare le condizioni esistenti (into appropriate actions to improve conditions), vale a dire:

  • ideare forme di collaborazione (es.: ordinare on line le lettiere ecologiche in gruppo in modo da risparmiare sui costi del prodotto e sul trasporto);
  • pianificare azioni  considerandone il potenziale impatto, singolarmente o in gruppo, considerando le proprie scelte dal punto di vista etico per contribuire al miglioramento della situazione esistente (es.: raccogliere scarti di lavorazione del legno di una falegnameria per ottenere lettiere gratis eco-sostenibili);
  • riflettere sulla propria capacità di contribuire al miglioramento della situazione problematica identificata inizialmente.

Communicate ideas – Gli studenti comunicano le proprie idee in modo efficace rivolgendosi a differenti tipologie di pubblico (with diverse audiences). Più in dettaglio essi devono:

  • comprendere come diverse categorie di ascoltatori percepiscono il significato del messaggio che si vuole trasmettere, e come questo influenza l’efficacia della comunicazione stessa (es.: chi sottovaluta il problema della scelta delle lettiere? Perché? Chi reagisce pensando che non sia utile perdere tempo in tali questioni reagendo in modo talvolta canzonatorio?);
  • imparare come comunicare con diverse persone (coetanei, familiari, insegnanti …);
  • selezionare il mezzo e la tecnologia idonea rivolgendosi a diversi target (es.: progettare un sito web, scrivere al giornale locale, ecc…);
  • meditare sul come il tipo di linguaggio e il veicolo usato influenza la comprensione di un determinato argomento e favorisce forme di collaborazione.

Insomma, proprietari di felini: occhio alle lettiere che acquistate, siete responsabili dell’equilibrio ambientale del pianeta!

 

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