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La Chimica:

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prof. Gianfranco Scorrano

di Silvia Caruso

Gianfranco Scorrano, già professore di Chimica Organica all’ Università di Padova e già nel Consiglio Universitario Nazionale, presenta all’ Associazione Culturale Chimicare gli ultimi lavori preparati in questi anni a Padova.
L’ intervista, in esclusiva, è anche un modo per capire obiettivi, problematiche, retroscena e futuro della chimica. Dal suo racconto emerge anche un’ attenta riflessione sul futuro della Società Chimica Italiana (SCI) che dovrà rinnovarsi al suo interno per dare nuovo slancio ed avvicinare i giovani all’ interno della società scientifica, destinata altrimenti ad invecchiare senza prospettive.

Perché è importante studiare e promuovere la conoscenza della chimica ?

È importante studiare chimica perché è una scienza e come tutte le scienze non ha una fine. La scoperta è continua, non si ferma con il passare degli anni. Ma è importante studiarla anche per conoscerla nel suo essere. Questo porta ad applicare la chimica in modo corretto e consapevole.
Purtroppo, per un difetto culturale italiano, la conoscenza della chimica arriva tardi nel piano scolastico. L’ insegnamento della chimica nelle scuole secondarie e primarie è percepito, ancora oggi, come una difficoltà e non come un’opportunità per iniziare a creare curiosità scientifica nello studente. Culturalmente nel mondo non è così.
In America, per esempio, per spiegare i concetti di massa e volume si inizia con la “chimica del pop-corn”, per far capire allo studente che la chimica è presente in ogni argomento, anche in quelli più impensabili. La passione per la conoscenza è una caratteristica innata nei giovani. La giusta partenza per insegnare chimica non dovrebbe essere una semplice ripetizione di formule e regole, ma creare curiosità nello studente che attraverso mille domande troverà le giuste risposte. Ci vorrebbe una rivoluzione nella struttura della scuola, dove gli insegnanti pongono le giuste domande a cui dare risposte curiose.

Come è nata la sua passione per la chimica?

La mia prima iscrizione universitaria è stata medicina ma, la consapevolezza che il percorso di studi sarebbe stato troppo lungo per le mie esigenze di allora, mi ha portato a cambiare facoltà iscrivendomi a Chimica Industriale a Bologna. Il percorso sarebbe stato più breve con un lavoro certo già dopo la laurea. Ancora oggi il chimico trova subito lavoro. Il chimico non ha mai grande notorietà, è un professionista che lavora come dipendente nelle grandi aziende, poco conosciuto al pubblico nonostante i successi delle scoperte chimiche utili alla società. Ma per chi come me si appassiona alla chimica la soddisfazione è molta.

Chimica: una Storia dai Manifesti. Attraverso una raccolta di 100 manifesti pubblicitari di prodotti chimici di uso comune viene raccontato lo sviluppo dell’industria chimica e della società. Ci racconta il perché di questa raccolta?

Un ricco signore trevigiano, benestante, ha raccolto 13000 manifesti pubblicitari che raccontano la pubblicità della prima metà del ‘900. Questa collezione privata è diventata pubblica con la sua morte, in mostra al Museo A. Bailo di Treviso. Gli argomenti trattati sono molti perché, in quel periodo storico, era il modo più comune di fare pubblicità per le aziende. In ambito chimico la selezione ha portato a 100 manifesti rappresentati nel libro, suddivisi in diversi settori dell’industria. Attraverso questi manifesti si capisce come è cambiata la comunicazione della chimica nei confronti del pubblico e si racconta un periodo storico dove i cambiamenti della società hanno visto la chimica come protagonista, sia in positivo che in negativo.
Personalmente mi ha colpito molto il manifesto del bambino che aiuta, a piedi scalzi e a mani nude, il padre a fertilizzare il campo. Visto con gli occhi di oggi questa pubblicità sarebbe vietata perché potrebbe essere vista come una promozione del lavoro minorile.

I Musei di Chimica in Italia: vengono riportate tutte le notizie disponibili nel 2009 sui musei chimici nel nostro paese con alcune considerazioni. Ha senso un museo della chimica e perché andare a visitarlo?

Il Deutsches Museum a Monaco possiede oltre 100 000 oggetti provenienti dai campi della scienza e della tecnologia dove le postazioni e le attrezzature scientifiche sono interattive. In Italia un museo così non c’è. A Roma c’è il Museo della Chimica che, nonostante sia il più fornito e attrezzato d’Italia, ha ancora una concezione classica di museo. Gli spazi espositivi racchiudono strumenti, importanti per la loro storicità, ma “noiosi” per uno studente o per il pubblico non appassionato di chimica. È importante conoscere la storia della chimica attraverso il museo. Aiuta a capire come un tempo gli strumenti avevano dimensioni diverse e che molte scoperte epocali sono state possibili anche grazie a strumenti che oggi non si usano più. Questi strumenti sono passati come un fulmine nella storia della chimica, il mondo della chimica è cambiato rapidamente. Quello che manca in Italia è l’interazione con il pubblico che, per una scienza sperimentale come la chimica, stimolerebbe la curiosità del pubblico anche durante una visita al museo.

La Chimica Italiana: è una raccolta di piccole biografie, o meglio di lunghi necrologi, riguardante circa 700 chimici italiani. In maggioranza dagli anni 20 agli anni 90, con alcune escursioni prima e dopo. Cosa racconta questa raccolta?

La raccolta si apre con la fotografia eseguita nel 1896 nella ricorrenza del 70° compleanno di Cannizzaro. Questa foto permette anche di riflettere su un dato importante: come si può vedere c’è una sola donna, la prof.ssa Bakunin. Le biografie di donne protagoniste della chimica dagli anni 20 agli anni 90 sono meno di dieci, molto spesso sconosciute al pubblico nonostante il loro lavoro e contributo scientifico alla società. Fra queste ricordo Lydia Monti, laureata in Chimica nel 1913 e ricordata anche per la sua longevità, che in quel periodo era certamente un traguardo inaspettato. Morì a 102 anni ed è ricordata come la decana delle persone chimiche. Le donne nella chimica sono sempre state una minoranze, anche se oggi le cose stanno cambiando.
Abbiamo raccolto i necrologi che un tempo era abitudine inviare alla rivista “La Chimica e l’ Industria”, per raccontare indirettamente la vita di questi personaggi e caratterizzare le persone e le loro scoperte. Questa raccolta ha permesso anche di riflettere sul cambiamento dell’organizzazione della SCI negli anni. La SCI, fino alla fine della seconda guerra mondiale, ha avuto fra i suoi protagonisti professori universitari, industriali e operatori chimici di vari settori, studenti universitari. Da dopo la guerra ad oggi, nella SCI sono cambiati i protagonisti con una minore partecipazione dell’ Industria e della gioventù che ha portato a una maggior partecipazione universitaria, caratterizzandosi sempre più come una società scientifica universitaria. Questo è un bene? Nella Storia della Società Chimica Italiana presento la storia della SCI dalla sua fondazione al 2010, ma un dato dovrebbe far riflettere sul futuro della SCI cioè la perdita di quasi 1000 iscritti negli ultimi 20 anni.

Storia dei Giochi Della Chimica: è il racconto di come i Giochi sono nati nel 1984 e di come si sono sviluppati fino al 2009. 

I giochi nascono per mia iniziativa nel 1984 quando con il prof. Modena, allora presidente  della sezione Veneto della SCI, iniziammo una campagna di sensibilizzazione e di coinvolgimento delle scuole del territorio. Non fu da subito un percorso semplice, ma credevamo molto in questo progetto che poteva portare nelle scuole un nuovo modo di insegnare chimica. Creare competizione fra scuole, con il gioco della chimica, mi sembrava la giusta via e così organizzammo, con il sostegno della SCI, un format che metteva a disposizione premi per gli studenti e incentivi didattici per i professori. Da subito fu un successo. La prima edizione vide 244 studenti arrivare in finale con circa 2000 studenti coinvolti nelle selezioni locali. Il grande successo Veneto del 1984 ha portato negli anni a un progetto nazionale per arrivare alle Olimpiadi della Chimica in campo internazionale, dove la delegazione italiana ha dimostrato da subito il proprio valore, vincendo numerose medaglie ad ogni edizione.

Per concludere, secondo lei, sarà ancora possibile una scoperta chimica epocale che cambierà il nostro vivere?

Prevedere il futuro non è certo possibile. La storia racconta come la chimica ha contribuito al progresso della società, ma non sempre questo è percepito. Per esempio la scoperta di Haber. Insieme a Carl Bosch mise a punto il processo di sintesi dell’ ammoniaca ad alta temperatura e pressione, a partire da idrogeno e azoto con ferro come catalizzatore, e questo gli fece vincere il premio Nobel per la chimica nel 1918 con la motivazione “per la sintesi dell’ammoniaca dai suoi elementi”. La fissazione dell’ N atmosferico che produce NH3 ha dato una svolta epocale alla produzione dei fertilizzanti, permettendo una produzione di grano su scala industriale impensabile fino ad allora. Molte scoperte chimiche nascevano per colmare una necessità ed anche oggi è così, anche se è più difficile capirle. Mi sono interessato della chimica dei fullereni da quando li hanno scoperti nel 1990 e ad oggi non è ancora facile stabilire la potenzialità di questa nuova forma del C. La chimica del C e della grafite sono note da sempre ma i fullereni fino al 1990 non erano conosciuti. Così la ricerca è andata avanti e dai fullereni si sono prodotti i nanotubi oggi applicati in medicina e tecnologia, ma siamo solo all’ inizio e non è possibile prevedere lo sviluppo di questa scoperta recente e contemporanea.
La chimica ha fatto certamente un enorme salto grazie a Mendeleev e alla sua tavola periodica degli elementi. Le prime scoperte sono relativamente semplici è il dopo che diventa più complicato. Chi è nato nel 1905 ha visto le prime automobili ma è anche riuscito a vedere in televisione l’ uomo che atterrava sulla Luna. In 70 anni ha visto un’ epoca progredire tecnologicamente e socialmente anche grazie al progredire della chimica e delle sua conoscenza.

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Per informazioni su come ordinare le raccolte descritte nell’intervista è possibile fare richiesta alla Società Chimica Italiana, telefonando allo 06-8549691.

 

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