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La Chimica:

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Sono passati soltanto 6 giorni da quando Laura Capella scriveva le sue riflessioni, amare ma sicuramente condivise da molti di noi, circa “alcune circostanze” che di fatto stanno rendendo sempre più difficile – al limite della missione per insegnanti ricchi di abnegazione ed amore per la chimica – portare gli studenti in laboratorio per eseguire esperienze dirette di chimica (vedasi articolo: Quando la ‘Sicurezza’ entra nella scuola non migliorare la vita di tutti ma solo ‘per coprire certe spalle’ dalle responsabilità).

esperienze laboratoriali curate da Chimicare a Scienzartambiente 2013, Pordenone

esperienze laboratoriali curate da Chimicare a Scienzartambiente 2013, Pordenone

Su argomenti direttamente o indirettamente collegati alle criticità, non solo di sicurezza ma anche più squisitamente organizzative e didattiche, inerenti alle attività laboratoriali scolastiche di chimica abbiamo sentito in questi anni sempre qui su Didattica Chimica il parere di insegnanti, esperti in didattica ed esponenti di associazioni di volontariato nell’ambito della diffusione della cultura scientifica.   Mancavano “loro”: gli studenti medesimi.   Non quelli indisciplinati che ha probabilmente in mente l’Amministratore scolastico, quelli per intenderci che si divertono (si divertivano, quando c’era) a lanciare pezzi di sodio metallico dalle finestre nelle pozzanghere d’acqua o a far puzzare la borsa della professoressa con acido solfidrico appena prodotto allo scopo.   Parlo degli studenti normali, quelli che non soltanto non hanno alcuna intenzione di combinare disastri ma che che, al contrario, cercano attiviamente l’esperienza laboratoriale, con genuina e legittima voglia di trarre da esse il massimo degli insegnamenti….  Sì, anche artiginanali e manuali, perchè no? Non è forse la chimica lo studio della materia e delle sue trasformazioni?  Riuscite ad immaginare qualcosa di più legato all’esperienza materiale?
Mancavano dunque loro, gli studenti, ed i familiari che spesso si muovono in loro vece, sul finire della scuola secondaria di I grado, alla ricerca di quanto, all’interno dell’offerta scolastica, si avvicini maggiormente all’interesse dei figli, almeno in quei fortunati, tutti da incoraggiare casi nei quali il tredicenne esprime idee chiare e specifiche ed il genitore oculato non si trova costretto ad optare per il consueto liceo generalista attribuendo ad esso la mera funzione di un parcheggio temporale in attesa che la vocazione scenda dall’alto ad ispirare il ragazzo.

Sono passati soltanto 6 giorni dal suddetto appello di Laura Capella, appunto, quando ricevo tramite la casella e-mail dell’associazione Chimicare la seguente mail:

“Buona sera, sono il direttore di Mondo Professionisti, quotidiano on line dedicato ai liberi professionisti. Mi rivolgo a voi per un’informazione. Mia figlia, 13 anni, frequenta il 1 liceo scientifico a Roma presso il Pio IX. È giunta qui dopo tre anni trascorsi in una scuola inglese dove l’hanno fatta appassionare allo studio sia teorico ma soprattutto pratico della chimica, con esperimenti in laboratorio. Purtroppo nella scuola che oggi frequenta e negli altri istituti da noi contattati, tutto questo è un sogno. Studia molta teoria ma pratica nulla. Ciò premesso vorrei sapere se a Roma esiste una sede della vostra organizzazione che mia figlia possa frequentare per soddisfare i suoi desideri di apprendimento. Resto in attesa di un vostro contatto. Grazie.
Luigi Pio Berliri”

Riporto di seguito la mia risposta:

esperienze Chimicare con alunni della scuola primaria

esperienze Chimicare con alunni della scuola primaria

“Egregio sig. Berliri,
ho ricevuto e letto con estremo piacere la sua mail, che cade in un periodo per noi di sensibile discussione, al limite della polemica costruttiva, circa il modo di concepire l’attività laboratoriale in ambito chimico – e più in generale scientifico – nella scuola italiana.
A titolo di esempio vorrei riportarle quanto pubblicato da una nostra iscritta, insegnante di chimica nella scuola secondaria di II grado, a proposito di alcune delle ragioni che stanno rendendo sempre più difficile per le scuole organizzare esperienze laboratoriali di chimica con gli studenti: http://www.didatticachimica.it/docenti/quando-sicurezza-entra-scuola-non-per-migliorare-vita-tutti-per-coprire-certe-spalle-dalle-responsabilita/
L’Associazione Culturale Chimicare non gestisce laboratori permanenti ma partecipa – tra le altre cose – all’organizzazione ed alla conduzione di esperienze anche pratiche, dimostrative e didattiche, presso festival e manifestazioni a carattere scientifico-divulgativo sull’intero territorio nazionale, nelle scuole ed online sul web.
In relazione al momento specifico nel quale cade la sua graditissima mail, le chiederei la cortesia di volermi autorizzare alla sua pubblicazione, tramite i nostri canali web e social, proprio per riportare all’attenzione del mondo della scuola come siano le famiglie stesse – e non soltanto qualche insegnante fanatico ed irresponsabile – a richiedere e valorizzare l’attività laboratoriale anche come criterio nella scelta dell’orientamento scolastico.
Restando in attesa di un suo gentile riscontro, restiamo a sua disposizione per ogni ulteriore necessità di chiarimento e di approfondimento, anche in merito alle nostre attività a favore della diffusione della cultura della chimica.
Un cordiale saluto
Franco Rosso”

segnale di pericolo genericoOra mi domando, e domandandomelo in questa sede, implicitamente, giro la questione a tutti voi:
non è che siamo di fronte all’ennesimo caso – di sapore squisitamente nazionale come molti altri del genere – nel quale l’accoppiata di precauzionismo “con funzione deresponsabilizzante” e spinta emotiva ci stanno portando a gettare via il bambino con l’acqua sporca?

Forse non sarebbe una cattiva idea dare un’occhiata a come si muovono le cose nel resto d’Europa: già da cosa ci anticipa il sig. Berliri nella sua mail sembrerebbe che le cose nelle scuole del Regno Unito vadano un po’ diversamente.   Qualcuno potrebbe insinuare che i ragazzi inglesi siano per natura più disciplinati.   E’ possibile.  Giammai si dirà che siano i nostri dirigenti scolastici ad essere più…  oppure meno…

 

 

2 risposte a Quando sono genitori e ragazzi a chiedere le attività laboratoriali

  • Laura Capella scrive:

    Caro Stefano,
    Come ti capisco! Con un’ora la settimana a tanti viene voglia di usare solo la LIM, che, pur apprezzabile per molte cose non dà certo l’idea dello “sporcarsi le mani”, che pure a molti ragazzi fa tanto bene. Per quel che mi riguarda, poi, diserterò per il secondo anno consecutivo gli Open day: non me la sento di “prendere in giro” genitori e figli, mostrando un laboratorio che poi di fatto toccheranno con il contagocce, soprattutto nei primi due anni, quando invece sarebbe così utile, e poco anche dopo se, per motivi vari, i locali sono poco o punto praticabili.

  • Stefano Milan scrive:

    Mi chiamo Stefano Milan e sono un insegnante tecnico pratico, ho visto tante “riforme”, quasi tutte improntate al saper fare, ora all’attività laboratoriale, so solamente che quando ero giovane c’erano tante ore di laboratorio e ci si divertiva a sperimentare, adesso la mia categoria è presente solo nel biennio degli ITIS e dei professionali, nel triennio solamente se sono ad indirizzo chimico.
    Nel biennio faccio un’ora alla settimana di laboratorio di chimica, l’anno scorso avevo 17 classi del biennio (14 in un Istituto, 3 in un altro, circa 360 studenti).
    Quest’anno ho 12 classi, 8 del biennio, una terza una quarta ed una quinta, solo 260 studenti, 9 colleghi di teoria e una scuola sola: sono contento come una Pasqua.
    Scusate questa battuta ma è la realtà. Cosa è possibile fare con una sola ora di laboratorio la settimana nel biennio? E credetemi si fa di tutto per interessare i ragazzi! Tenete presente che durante le scuole aperte si fanno vedere sempre i laboratori ma poi? I genitori e i ragazzi capiscono realmente quanto potranno lavorare in laboratorio? 1 ora di chimica e 1 ora di fisica la settimana? E’ così che impareranno a sperimentare, “sporcarsi le mani”, lavorare in gruppo, confrontarsi, avere il lampo di genio, essere stimolati a diventare imprenditori? Altro che sodio dalle finestre, e quando mai!! Il nastro di magnesio che brucia? Solo per pochi fortunati? Saggi alla fiamma? Solo per chi ha il gas con laboratori a norma (giustamente). E poi lo smaltimento dei rifiuti speciali? Mi fa molto piacere sentire da genitori che l’hanno sperimentato come in altri paesi viene incentivato l’attività del laboratorio. Cosa dire? Proprio oggi sono stato con dei colleghi e gli studenti di quinta a fare dei campionamenti e analisi delle acque lungo un fiume: che bello è stato vederli fuori dalle mura della scuola, passare sul campo pieno di fango, chi con gli stivali, chi con scarpe da tennis chi con sacchi della spazzatura ai piedi, contenti, pieni di vita, si sono anche punzecchiati però, vedere con che bravura adoperavano gli strumenti e seguivano le procedure per la verifica dei parametri. E poi a casa, per molti non prima delle 19, cena e studio per prepararsi per le lezioni di domani. Lasciando da parte i docenti, questi ragazzi ed i loro genitori forse meriterebbero……. più considerazione, in fondo tutti dicono dobbiamo investire nei giovani: lo stiamo facendo veramente?

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