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La Chimica:

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L’accorato scritto, quasi un inno alla chimica, della giovane Veronica Battaglia (20 anni) redatto in occasione dell’Anno Internazionale della Chimica, che ha raggiunto il 3° posto nell’ambito del corso per articoli inediti a favore della divulgazione della chimica “Parlar di Chimica” (1° edizione, 2011-2012).
 

pigmentiQuesto è l’anno della chimica.   E forse il tentativo di ridare lustro ad una disciplina così vasta coincide con il declino dell’interesse per le materie scientifiche che ormai si è istaurato nel nostro comune sentire.   Scrivere un articolo su quanto la Scienza può essere accattivante è di solito compito di professori o di gente che ormai è di quel mondo e ne analizza con aspetto scientifico ogni tratto.   Ecco, io sono una studentessa e non voglio accogliere questa tendenza.   Finiamo sempre per analizzare i problemi in modo scientifico ormai, siamo la generazione e il mondo della Scienza.   Io credo che abbiamo finito per farci fagocitare da essa, dai suoi metodi e dal suo modo di approcciarci a qualunque cosa. Scegliamo un pasto o una casa o l’università in base soprattutto a dati statistici o dettati da qualche schema mentale.   Le materie scientifiche nell’immaginario comune oggi sono difficoltose e non pagano.   Nella società di oggi la sicurezza del futuro è quella parte così razionale di noi che ci fa abbandonare molte strade: oggi si vuole essere avvocati,ingegneri e medici.   Null’altro sembra riscuotere qualche interesse.   Il problema del futuro non si può negare e non si può nascondere.   Ma si può parlare di tutto il resto che c’è da salvare.   La chimica è uno di quelle materie scientifiche che, come la fisica, gode di fama avversa.   Oggi, in virtù di questo anno, voglio pensare alla chimica in maniera differente.   Per me la chimica ci dà forma.   Pirandello ci ha sempre associati al nostro bisogno di prendere forma, di essere qualcosa: cattivi, pazzi, giusti, buoni…  Perfino le cose di cui ci circondiamo contribuiscono alla nostra forma e a creare le maschere che indossiamo.   Per Pirandello la vita era al di là delle barrire della forma, esisteva al di là della luce del “Lanternone” della Scienza o della Religione a cui ci aggrappiamo come farfalle.   Eppure quello che ho visto della chimica, di quella soprattutto che riguarda l’uomo è proprio il senso che scaturisce dalla forma.  Esiste un paradigma: forma/funzione.   Il nostro corpo ha modellato la sua forma in base ai vari compiti che deve svolgere.   La chimica è l’anima di questo processo.   Essa interagisce con il “micro mondo” delle molecole e costruisce pazientemente ogni cosa di noi.   L’essere e la vita per esistere devono assumere una forma.   Ai primordi della nostra storia, della storia dell’universo, ancora una volta è stata la forma, la consistenza, la materia a vincere:improvvisamente in un punto dell’universo qualcosa ha iniziato a rapprendersi, ad assumere una massa ed ad esistere in un modo più stabile e definitivo.   Noi esistiamo in un modo definitivo, come l’universo e l’energia cambiamo forma ma continuiamo ad essere.   Viaggiamo come vuole Levi nel suo Sistema Periodico, dove nel capitolo finale, quello scevro da pedanterie scientifiche, ci è mostrato il viaggio dell’atomo di Carbonio, e non siamo fatti di serie infinite di aggregati di Carbonio noi?   Noi saremo qui, noi siamo qui, la forma muta, ma rimane inesorabile.

encomio a Veronica Battaglia, consegna Silvia Caruso

encomio a Veronica Battaglia, consegna Silvia Caruso

Ecco perché la chimica è affascinante, perché ci dice come siamo costruiti e come continueremo a sopravvivere al famoso “Cerchio della Vita”.   Quello che stupisce è il come avviene.   Io non vedo la chimica in un beker sfrigolante, quello è solo un mezzo che usiamo per comprendere.   Vedo la chimica nei movimenti che facciamo, che trasmettono impulsi elettrici da un polo all’altro dei nostri neuroni, nel dilatarsi della pupilla al buio per catturare più luce, nel semplice atto di respirare. Una cosa particolarmente mi ha colpito, studiando.   Il funzionamento della DNA polimerasi, enzima che polimerizza la reazione di aggiunta di nucleotidi nel processo della replicazione del DNA.   In realtà già solo la struttura del DNA è indice della sua funzione e dunque dell’importanza della forma:non poteva essere che così.   Non poteva che essere fatto di un’ossatura di zuccheri e fosfati negativi, che lo stoccano all’interno del nucleo, e di piccoli mattoncini come le basi azotate, con il loro rapporto di 1:1, che provvedono al mantenimento della nostra eredità genetica.   Infatti le basi azotate conferiscono complementarietà ai due filamenti che costituiscono la doppia elica, sono quattro ma si appaiano a due a due.   Sono Adenina, Timina, Citosina e Guanina e si appaiano sempre come AT e GC, in modo che ad ogni replicazione non ci possano essere accoppiamenti sbagliati.   La replicazione prevede che il DNA si denaturi(cioè si apra in due filamenti) che vengono poi ricopiati fedelmente proprio grazie a questo principio di accoppiamento delle basi.   La Dna polimerasi discerne il nucleotide (cioè il composto di zucchero, fosfato e una base azotata)da aggiungere sullo stampo di Dna che si sta replicando e ve lo inserisce.   L’errore è concesso, ma la DNA polimerasi ha anche un’attività che viene detta di proof-reading ossia di correzione.   Essa fa una pausa e “controlla” il suo operato.   La forma di questo enzima viene paragonato a quello di una mano e l’attività di sintesi della catena è compresa tra il pollice e l’indice, mentre quella di correzione è situata sul palmo della mano.   Il riconoscimento non avviene per distinzione dei nucleotidi aggiunti, la Dna polimerasi non riconosce la Timina o la Citosina o così via, ma riconosce la forma che le coppie AT e GC hanno. Le molecole sono come cieche, non vedono, ma percepiscono la forma delle loro compagne.   È un mondo a tentoni il micro mondo delle molecole, esse si urtano,si agganciano e vivono della loro forma. Un enzima funziona proprio per la sua particolare forma, che gli consente transitoriamente di “relazionarsi” con il suo substrato, cioè con la molecola che deve aiutare in qualche processo.   Anche i nostri pensieri nel profondo di noi hanno una forma, una consistenza reale, sono il frutto di qualcosa che avviene, della chimica che ci governa.   Questo aspetto particolare della chimica ci parla di un mondo imperfetto, che va a tentoni, che vive di piccole interazioni, che sa procedere nonostante gli errori che in alcuni casi lo abbraccia quell’errore perché senso di esso non ci saremmo potuti evolvere.   La chimica del nostro organismo ammette che ci siano dei disfunzionamenti, ammette la variabilità e il cambiamento, non ammette solo il non essere.

locandina evento di premiazione del concorso "Parlar di Chimica" (1° ed. 2011-2012)

locandina evento di premiazione del concorso “Parlar di Chimica” (1° ed. 2011-2012)

La chimica è difficile perché è l’anima del mondo.   Fuori di noi, fuori dalla vita, la materia appare semplice.   Sono i confini con la vita, gli ingranaggi complicati che si devono innescare ad essere astrusi.   Mi ha sempre colpito la complicatezza dell’esistere.   L’ordinata serie di processi che deve verificarsi, la conservazione che è avvenuta nei secoli, la scia chimica che ci siamo lasciati dietro.   E la chimica è una vecchia saggia, lei le risposte le conosce, i suoi meccanismi le sono noti, prosegue, sfila nella storia, si costruisce a suon di rare mutazioni, che dal batterio all’uomo viaggiano ogni 10^9 nucleotidi,leggera,indistinta, silenziosa, muta, splendida, è l’uomo a non capire, a non riuscire ad avere uno sguardo d’insieme.   La chimica si sa tutta, si vede tutta.   Vorrei per un attimo avere la possibilità di uno sguardo d’insieme, di sentire tutte le reazioni che avvengono contemporaneamente dentro di me, di “vedere” come “vede” una molecola.   Sono una scienziata, eppure vorrei conoscere il pensiero che guida la vita, vorrei vedere a questo punto dove finisce la chimica e dove si irradia l’anima.   I primi alchimisti non cercavano solo l’oro, cercavano l’essenza del cambiamento, della forma, della materia, del perché le cose che sono, sono come sono.   E una piccola parte di metallo c’entra davvero.   I metalli ci rendono possibile respirare ad esempio, come l’emoglobina che contiene ferro.   È il magnesio il donatore di elettroni che da una sottile corrente elettrica rende possibile la fotosintesi.   È il rame del complesso IV della catena respiratoria a forma il centro binucleare di 5 Angstrom a renderci possibile la scissione di ossigeno molecolare e la formazione di acqua in una reazione che industrialmente parlando è dispendiosa.   La chimica si serve anche dell’inorganico, non ha costrizioni.
C’è letteratura, matematica, mistero nella chimica.   C’è quella parte di noi che si approccia alla scienza perché vuole sapere.   Il problema dovrebbe essere quello di abbandonare la cultura in cui siamo cresciuti che mi sembra abbia assopito quell’ardore dei primi scienziati.    Di Lavoisier che scriveva:  “… La respirazione non è altro che una lenta combustione di carbonio e idrogeno, completamente simile a quello che avviene in una lampada o in una candela e quindi, da questo punto di vista, gli animali che respirano sono veri corpi combustibili che bruciano e consumano se stessi … Si può dire che questa analogia tra la combustione e la respirazione non era sfuggita all’attenzione dei poeti, o meglio dei filosofi dell’antichità, e che essi l’avevano spiegata e interpretata. Questo fuoco rubato al cielo, questa torcia di Prometeo, non rappresenta soltanto un’ingegnosa idea poetica, ma è anche l’immagine dell’opera della natura, almeno per gli animali che respirano; si può quindi dire, come gli antichi, che la torcia della vita illumina se stessa dal momento che il bambino trae il primo respiro e si spegne mai fino alla morte.”
Più che lo scienziato in questo passo appare il poeta, l’uomo che trae conclusioni più alte, che sfrutta l’ingegno per creare immagini immense.   Dobbiamo staccarci ancora dal meccanicismo, in fisica si sta cercando uno teoria che abbracci il “Tutto”, che sembra coincidere con alcuni tratti della filosofia orientale.
disegno« I fisici, come abbiamo visto prima, si accontentano di una conoscenza approssimata della natura.   I mistici orientali, viceversa, non sono interessati alla conoscenza approssimata, “relativa”, ma vogliono raggiungere la conoscenza “assoluta”, la quale comporta una conoscenza della totalità della vita.   …Un’ulteriore somiglianza tra la via del fisico e quella del mistico è il fatto che le loro osservazioni avvengono in campi che sono inaccessibili ai sensi ordinari: per la fisica moderna, il campo del mondo atomico e subatomico; per il misticismo gli stati non ordinari di coscienza, nei quali il mondo dei sensi viene trasceso. »
( Il Tao della fisica,ed.Adelphi 1993, pag.354-355)

Anche la chimica dovrebbe godere di questo abbraccio mistico, di questa immensa sfida, di questa necessità che abbiamo di sentire la materia vicina a noi.   Noi occidentali abbiamo avuto sempre un rapporto controverso con la materia, la materia che ci ingabbia, la prigione dell’anima, quella che ci fa peccare.   Ma oggi la chimica, la biochimica, ci parlano di un pensiero sotteso alla chimica del nostro organismo che non ci può non far pensare che la materia è l’anima.   È dalla materia che scaturisce il pensiero, che scaturisce la vita e la morte.   È così che dobbiamo vedere, che dobbiamo “partecipare” al mondo come vogliono i misticisti e come vuole la chimica e la fisica.
Un giorno mi spiegarono che la nostra mente acquisisce degli schemi mentali. Vediamo due oggetti identici uno diverso dall’altro se posti in un cubo, perché siamo abituati a ragionare in un mondo costruito in uno spazio cartesiano e fatto di muri.   Lo stesso oggetto visto da chi nella vita non sa cosa sia la prospettiva vi dirà che quei due oggetti sono identici.   Ecco la nostra sfida, ritornare a quello stato di ingenuità e di grazia, quasi primordiale, che ci faccia vedere come sono le cose, cos’è la chimica e cosa la scienza.   Non sono numeri, non sono cose lontane, non sono cose difficili.   E questa passione dovrebbe agitare anche chi di scienza già se ne occupa.   Tendiamo a vedere la chimica per la chimica, la matematica per la matematica, la fisica per la fisica.   Ci manca uno scopo e ci manca la poesia.   Riscoprire questo, quest’anno e per gli anni avvenire perché siamo fatti di chimica e di forma ed è un senso che dobbiamo cercare.   Saremo fatti di chimica anche se non lo sappiamo, avremo una forma e un posto nel mondo anche se lo rinneghiamo, ma potremmo saperne di più e magari cambiare forma alle cose che non ci piacciono se riscoprissimo l’importanza di scavare e di non avere mai posa. “Per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, batteri , sbagliare, ricominciare da capo buttar via tutto, e di nuovo ricominciare a lottare e perdere eternamente.   La calma è una vigliaccheria dell’anima.”   La chimica questo lo ha già compreso.   Il senso della chimica è il tatto, un mondo che si costruisce muto e vibrante, allo stesso tempo preciso e non, un mondo di interazioni sottili, quasi impercettibili, un mondo concreto, pieno, fatto di materia ed energia.   Lo scopo della chimica è costruire, costruirsi ad ogni costo, trovando ogni volta la scappatoia in un mondo in cui il non essere è molto più semplice dell’essere, dove il nulla è uno spazio bianco e semplice, mentre la materia è un fuoco d’artificio d’eventi, che deve essere sempre alimentato.   Parmenide sosteneva che il “il non essere non è e non può in alcun modo essere”, ma non poteva sapere quanti sforzi ci costi il non essere, quanta lotta e quanta magnificenza c’è nel solo fatto di essere.   Il mondo scava nell’essere con le sue Leggi fisiche che fagocitano l’energia disponibile, l’ordine delle cose viventi sembra un assurdo ed è una lotta sempre continua, come quella che Renzo vede nel famoso giardino dei Promessi Sposi, la lotta per la sopravvivenza, per il disordine, per il disquilibrio, che trova pace solo nella morte.   Spetta a noi ora.   Spetta a noi far sopravvivere la chimica e fare scienza, lottare per la sopravvivenza di questa conoscenza chimica e scientifica. Un’ultima curiosità mi sembra illumini ancor meglio di tante parole l’idea del “Tutto” nel mondo e della ubiquitarietà della chimica: il WWW della Natura, o meglio quello che è stato ribattezzato il Wood Wide Web.   Non solo è chimica che si dispiega nei nostri boschi, ma è la straordinaria capacità della Natura di precorrere i tempi dell’uomo che solo ai giorni nostri ha concepito una rete di informazioni.   Esiste una rete ectomicorrizica che collega le piante che micorrize radicalicondividono lo stesso fungo aggrovigliato alle radici e che veicola carbonio organico da una pianta ad un’altra, un tessuto che si estende nei boschi e li rende un’unica pulsante entità.   A viaggiare sono anche azoto (N) e fosforo (P) e pare che questo meccanismo venga sfruttato dalle piante, come le orchidee aclorofilliche (che non foto sintetizzano e possono essere considerate come “animali verdi” che devono procacciarsi il cibo) di cui esistono circa 400 specie totalmente o parzialmente tali, che vivono nei sottoboschi, per nutrirsi e vivere.   Il fenomeno è noto come Micoeterotrofia. La chimica è il veicolo della vita.   Non ce ne avvediamo nemmeno.   Per quelli che vedono la chimica come qualcosa di arido o senza futuro o ancora noiosa o troppo complicata voglio ricordare che siamo fatti di cose complicate e che la verità ce la dobbiamo guadagnare.   È ora di ardere, è ora di passione e di vita, dunque di chimica.

 

Una risposta a “E’ ora di ardere!”: l’accorato scritto di una giovane studentessa sul suo amore per la chimica

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